I colini sono tra gli strumenti più sottovalutati in cucina, eppure sono essenziali per scolare, setacciare, filtrare infusi, lavare cereali o verdure. La maggior parte delle famiglie utilizza modelli economici in metallo leggero, facilmente reperibili e apparentemente durevoli. Ma dopo qualche mese, o peggio, dopo un solo lavaggio in lavastoviglie, compaiono segni evidenti: aloni scuri, macchie di ossido, incrostazioni di amido o calcare tra le maglie impossibili da eliminare. Quel colino, un tempo scintillante, diventa un oggetto che nessuno ha voglia di toccare e finisce in fondo al cassetto, a rotazione con altri due o tre malridotti esemplari.
Un ciclo poco ecologico che si ripete in silenzio, spesso ignorato. Eppure basterebbe davvero poco per invertire questa tendenza: qualche accorgimento nella scelta iniziale, una pulizia più consapevole e l’adozione di materiali alternativi potrebbero fare la differenza tra un utensile che dura anni e uno destinato alla spazzatura dopo pochi mesi. Quando un colino mostra segni di ossidazione, significa che il materiale sta subendo un processo di degrado che può potenzialmente entrare in contatto diretto con gli alimenti. La superficie metallica compromessa può rilasciare particelle microscopiche, soprattutto se sottoposta a cibi acidi come pomodoro o limone.
Perché i colini in metallo economico si ossidano facilmente
Molti colini in commercio sono realizzati in acciaio cromato, alluminio o leghe metalliche a basso costo rivestite superficialmente. Sebbene abbiano l’apparenza dell’acciaio inox, spesso sono privi del contenuto minimo di cromo e nichel che garantisce la vera resistenza all’ossidazione. Questi materiali reagiscono facilmente con l’umidità, i residui acidi degli alimenti – soprattutto pomodoro, limone, aceto – o il sale. Un semplice lavaggio in lavastoviglie può alterare lo strato protettivo, soprattutto se il colino viene inserito vicino ad altri metalli o in presenza di detersivi aggressivi.
A differenza delle pentole, i colini hanno una struttura molto sottile che reagisce più rapidamente all’ambiente esterno. La presenza di micro-saldature nei punti di connessione tra anello e maglia crea punti deboli dove l’ossidazione inizia più facilmente. Le maglie metalliche intrecciate contengono micro interstizi difficili da asciugare completamente se non si effettua un’asciugatura manuale. Lasciare il colino bagnato sullo scolapiatti equivale a spingerlo verso la ruggine. Inoltre, dopo l’uso, minuscoli frammenti di pasta o riso, amido rappreso, semi e fibre vegetali rimangono incastrati nella maglia. Se trascurati anche solo per un paio d’ore, questi resti si induriscono trasformandosi in depositi tenaci che, nel lungo periodo, possono favorire la formazione di muffe o batteri.
Pulizia efficiente del colino con bicarbonato e aceto
La combinazione di bicarbonato e aceto rappresenta un sistema ecologico, efficace e a basso impatto per riportare il colino alla sua condizione originale. Nessun bisogno di detergenti aggressivi o spugne abrasive che rovinano il metallo. Il bicarbonato esercita un’azione abrasiva blanda e alcalina, mentre l’acido acetico dell’aceto bianco scioglie i composti organici e il calcare. La reazione effervescente che si genera quando i due componenti entrano in contatto aiuta meccanicamente a sollevare lo sporco dalle superfici irregolari come le maglie del colino.
Ecco come operare: immergi il colino in una ciotola colma di acqua calda con un cucchiaio abbondante di bicarbonato disciolto. Lascia in ammollo 10-15 minuti per ammorbidire le incrostazioni. Rimuovi il colino dalla soluzione e versa sopra un cucchiaio di aceto: la reazione effervescente aiuterà a staccare i residui dalle maglie. Usa una spazzolina da denti usata – sufficientemente rigida ma non abrasiva – per strofinare delicatamente la superficie, seguendo l’intreccio delle maglie da entrambi i lati. Risciacqua con cura sotto acqua corrente calda, verificando la rimozione completa dello sporco. Infine, asciugalo subito dopo l’uso con un panno pulito, senza lasciare tracce di umidità.

Questo procedimento, svolto regolarmente ogni due o tre utilizzi e sempre dopo la lavorazione di amidi o infusi vegetali, mantiene il colino in condizioni ottimali con zero impatto ambientale e senza compromettere le proprietà del materiale. L’umidità residua, combinata con i micro-residui organici, è proprio quello che innesca i processi di ossidazione e proliferazione batterica.
Come scegliere un colino in acciaio inox adatto a lungo termine
Chi preferisce restare sui metalli ha comunque a disposizione opzioni veramente inox. Il trucco è evitare gli articoli senza etichettatura chiara: un buon colino deve indicare acciaio inox 18/10 o 18/8, con una struttura non solo brillante, ma pesante e saldata in modo netto. I prodotti con indicazioni come “acciaio cromato” andrebbero evitati, poiché tendono ad arrugginire molto prima.
La denominazione 18/10 e 18/8 fa riferimento alla percentuale di cromo e nichel presenti nella lega: il primo numero indica il cromo (18%), il secondo il nichel (10% o 8%). Il cromo è l’elemento che crea sulla superficie una pellicola protettiva invisibile di ossido di cromo, che impedisce l’ossidazione ulteriore del metallo sottostante. Un acciaio inox di qualità mantiene queste caratteristiche nel tempo, anche a contatto con sostanze acide o saline.
Prima dell’acquisto, considera alcuni dettagli tecnici: evita maglie troppo fitte se lo scopo principale è scolare, controlla che la connessione tra bordo e rete sia a filo o sigillata, senza spazio per trattenere sporco, preferisci un manico ergonomico saldato a piena lunghezza. Un colino inox ben mantenuto può durare oltre dieci anni. È sufficiente evitare la lavastoviglie, asciugarlo subito dopo l’uso e proteggerlo da contatti prolungati con utensili salati o acidi.
Materiali alternativi: il bambù e la sostenibilità
Se si cerca una soluzione duratura e sostenibile, vale la pena considerare il bambù, almeno per alcune tipologie di colino. Offre una buona opzione per i colini a bordo largo, comunemente usati per il vapore, gli infusi di erbe o il lavaggio del riso. Il bambù è naturalmente resistente all’umidità grazie alla sua struttura fibrosa densa, è leggero, rinnovabile e altamente resistente all’acqua se trattato correttamente.
Non reagisce con gli acidi, non rilascia composti metallici e, a fine vita utile, può essere compostato. Nelle tradizioni culinarie asiatiche, il bambù è utilizzato da secoli per utensili a contatto con alimenti, proprio per la sua capacità di resistere all’umidità senza deteriorarsi rapidamente. I modelli ben realizzati presentano fori pratici e lisci che non intrappolano i residui e non graffiano le superfici delicate come ciotole in ceramica. La scelta del bambù rappresenta un’opzione valida per chi desidera ridurre l’uso di metalli in cucina e privilegiare materiali rinnovabili e biodegradabili.
Quello che sembra un oggetto insignificante sul piano della sostenibilità ha, in realtà, un impatto discreto su sprechi e consumo di materiali. Ogni sostituzione di un colino comporta produzione, imballaggi e trasporto logistico con emissioni. Al contrario, un colino usato con cura, pulito regolarmente con metodi naturali e scelto in materiale durevole riduce significativamente l’impronta ambientale che ognuno di noi lascia in cucina. Scegliere bene, pulire regolarmente e asciugare con attenzione trasforma un oggetto apparentemente usa-e-getta in un compagno di cucina affidabile per anni.
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