L’adolescenza dei nipoti rappresenta uno dei momenti più delicati nel rapporto con i nonni. Improvvisamente, quei bambini che correvano incontro con gli occhi pieni di gioia sembrano trasformarsi in creature distanti, talvolta scontroso, sempre connesse a uno schermo. Di fronte a questa metamorfosi, molti nonni reagiscono con quella che potremmo definire una strategia della permissività: pur di non perdere il legame speciale costruito negli anni, evitano qualsiasi forma di imposizione, trasformandosi in alleati incondizionati che legittimano ogni comportamento. Questa dinamica, apparentemente innocua, rischia però di creare fratture profonde nel sistema familiare e di minare l’autorità genitoriale in un momento in cui i ragazzi avrebbero invece bisogno di messaggi educativi coerenti.
Perché i nonni faticano a dire no agli adolescenti
Dietro l’incapacità di stabilire limiti si nasconde una paura profonda e comprensibile: quella di diventare irrilevanti. Se durante l’infanzia il legame si nutriva di presenza fisica, giochi e coccole, l’adolescenza porta con sé una naturale presa di distanza che molti nonni interpretano come un potenziale rifiuto. Le ricerche dimostrano che le interazioni positive migliorano il benessere psicologico degli anziani, riducendo l’isolamento sociale e favorendo connessioni emotive autentiche. Per questo motivo, l’idea di creare attriti con i nipoti adolescenti viene vissuta come una minaccia esistenziale.
Questa vulnerabilità emotiva spinge molti nonni verso una strategia relazionale basata sulla compiacenza: meglio essere permissivi che rischiare di allontanarli definitivamente. Il ragionamento, per quanto comprensibile, è profondamente errato. Gli adolescenti non cercano adulti complici che legittimino ogni loro comportamento, ma figure di riferimento capaci di offrire una guida sicura pur mantenendo calore affettivo. Un nonno che abdica al proprio ruolo educativo per paura di perdere l’affetto finisce paradossalmente per perdere qualcosa di ancora più importante: la stima.
La triangolazione tossica che mina l’autorità genitoriale
Marco ha quindici anni e ha capito perfettamente come funziona il sistema. Quando i genitori gli negano il permesso di uscire fino a tardi, sa che dai nonni troverà un’interpretazione più elastica delle regole. Vuole soldi per comprare qualcosa che mamma e papà ritengono superfluo? I nonni glieli danno per non farlo sentire diverso dagli amici. Ha bisogno di qualcuno che giustifichi il suo rendimento scolastico mediocre? I nonni sono pronti a sostenere che i professori sono troppo severi.
Questo pattern comportamentale innesca quella che gli psicologi chiamano triangolazione tossica: l’adolescente impara a manipolare le differenze educative tra generazioni, giocando un adulto contro l’altro. Il risultato non è solo una frattura nel sistema familiare, ma anche un messaggio distorto che il ragazzo interiorizza: le regole sono negoziabili in base a chi le impone, e l’affetto si misura sulla base della permissività. Gli studi confermano che le relazioni intergenerazionali migliorano lo sviluppo giovanile quando si basano su rispetto reciproco e coerenza educativa, non su complicità trasgressiva.
Le conseguenze sul rapporto genitori-figli
La mancanza di coerenza educativa genera nei ragazzi una confusione normativa che compromette lo sviluppo di un sano senso di responsabilità. Se a casa valgono determinate regole ma dai nonni tutto è permesso, l’adolescente riceve un messaggio ambiguo sulla serietà delle norme e sul rispetto dell’autorità. Nel tempo, questo può tradursi in difficoltà a rispettare limiti anche in altri contesti, dalla scuola alle prime relazioni sentimentali.
I genitori, dal canto loro, si sentono delegittimati e sviluppano risentimento verso i propri genitori o suoceri, percepiti come sabotatori del loro ruolo educativo. Questa tensione raramente viene espressa apertamente, ma serpeggia sotto forma di commenti passivo-aggressivi, discussioni apparentemente su altro, distanza emotiva. Il clima familiare si deteriora progressivamente, e paradossalmente tutti perdono: i genitori la loro autorità, i nonni la serenità del rapporto con figli e nipoti, gli adolescenti la sicurezza di un sistema educativo coerente.

Come mantenere affetto e autorevolezza contemporaneamente
La buona notizia è che è possibile coltivare un rapporto profondo con i nipoti adolescenti senza rinunciare a essere una presenza autorevole. La chiave sta nel comprendere che autorevolezza e affetto non sono incompatibili, anzi: la prima rafforza il secondo. Un nonno che sa stabilire confini chiari non perde l’amore dei nipoti, ma guadagna qualcosa di ancora più prezioso: il loro rispetto profondo.
Il primo passo è accettare che il ruolo è cambiato. I nonni non sono più i custodi dell’infanzia, ma possono diventare mentori dell’adolescenza. Questo richiede un cambio di paradigma: invece di competere con i genitori sul piano della permissività, i nonni possono offrire ai nipoti uno spazio di ascolto autentico dove le regole vengono rispettate ma anche spiegate. Un nonno che sa dire “Capisco che tu voglia questo, ma tuo padre e tua madre hanno stabilito delle regole che io rispetto” non perde l’affetto del nipote, ma lo educa al valore della coerenza e del rispetto delle figure genitoriali.
Il patto educativo tra generazioni
È fondamentale che genitori e nonni si incontrino per stabilire linee guida condivise su temi cruciali: orari, uso della tecnologia, paghetta, comportamenti accettabili. Questo non significa che i nonni debbano replicare pedissequamente lo stile genitoriale in ogni dettaglio, ma che non possano contraddirlo apertamente su questioni fondamentali. Durante questi confronti, è utile che i genitori riconoscano il valore unico del rapporto nonni-nipoti, rassicurando i nonni sul fatto che manterranno un ruolo speciale anche stabilendo confini.
Parallelamente, i nonni devono accettare che il benessere dell’adolescente passa attraverso la coerenza educativa, non attraverso privilegi che minano l’autorità genitoriale. Questo richiede umiltà e capacità di mettere da parte l’ego personale per il bene superiore del ragazzo. Non è sempre facile, soprattutto quando si è convinti che i genitori stiano esagerando con certe restrizioni, ma è necessario.
Riconquistare la stima degli adolescenti
Gli adolescenti hanno un radar sofisticatissimo per l’autenticità. Sanno distinguere chi stabilisce regole per comodità personale da chi lo fa per il loro bene. Un nonno che inizia a porre limiti dopo anni di permissività totale verrà inizialmente testato con proteste e tentativi di manipolazione, ma se mantiene la rotta con fermezza amorevole, guadagnerà un rispetto nuovo e più solido.
Invece di comprare l’affetto dei nipoti con permessi e concessioni, i nonni possono investire in esperienze significative: trasmettere competenze specifiche, condividere passioni, raccontare storie familiari che aiutino i ragazzi a costruire la propria identità. Un adolescente che impara dal nonno a cucinare un piatto tradizionale, a riparare qualcosa, a comprendere un periodo storico attraverso ricordi personali, sta ricevendo un dono molto più prezioso della libertà di infrangere le regole.
L’affetto che resiste all’adolescenza non è quello basato sulla complicità trasgressiva, ma quello fondato sul rispetto reciproco e sulla capacità di essere presenze stabili anche quando si è chiamati a dire cose che i ragazzi non vogliono sentire. I nonni che trovano il coraggio di stabilire confini chiari scoprono spesso, con sorpresa e sollievo, che i nipoti non li amano di meno. Semplicemente, li amano meglio, con quella forma di affetto maturo che riconosce il valore di chi sa dire no quando è necessario, di chi offre una guida sicura invece di una complicità facile. E questo tipo di amore attraversa l’adolescenza senza fratture, costruendo le fondamenta per un rapporto che durerà tutta la vita.
Indice dei contenuti
